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Il campo di stelle

Nel cammino della vita







DANTE GARCIA































Immagine di copertina: Marina Dyadkova

Traduzione all'italiano: Cristina Tallone





Il campo di stelle

Versione italiana

Prima edizione luglio 2017

Titolo originale: El campo de las estrellas



www.campodelasestrellas.com





© 2017 Dante García. Tutti i diritti riservati.

Al Creatore e ai miei genitori, miei creatori.

E a ogni essere che attraversa il mio cammino.

Grazie.

Indice





Prologo

L'origine

Saint-Jean-Pied-De-Port

La vera ricchezza

Una pausa nel Cammino

La Cima del Perdono

Dharma

Bernardo

L’arte del silenzio

La tramontana

Una tormenta

L’incontro

L’arte de fluire

Albero solitario

Il reincontro

Alberi in gruppo

Il canale

Lo stregone

Non Nobis

Nell'aldilà

Il miracolo di O’Cebreiro

L'incantesimo

Grazie mille

Sull'autore



Prologo

Il campo di stelle è il mio modo di ringraziare la vita. Vorrei che quest'opera ti fosse d'ispirazione per fare il Cammino di Santiago e invitarti alla riflessione leggendo una storia piena di magia...

Si tratta di una storia basata su un'esperienza tanto reale quanto simbolica del «cammino dell'amore», che tutti dobbiamo percorrere. Non vuol essere una guida turistica, n'è storica e tantomeno d’avventura anche se si menzionano alcuni di questi fattori.

Inoltre vorrei esprimere la mia gratitudine, primo per aver avuto la possibilità di pellegrinare e plasmare la mia esperienza in quest'opera ed in secondo luogo, per creare un vincolo con te. L'idea generale e lo spirito si sono definiti lungo il pellegrinaggio e il libro è stato scritto lungo il Cammino. Naturalmente, alcune questioni organizzative e di forma le ho definite in un secondo momento, dove ho cercato un equilibrio tra un haiku e una novella lunga con il fine di essere d'ispirazione, trasmettere energia positiva indipendentemente dalla quantità e qualità delle mie parole. Confesso che non mi è mai stato facile scrivere ma, in questa occasione non è stato eccessivamente complicato plasmare le mie idee, comunque quest'opera non sarebbe nata se non attraverso lunghe ore di dedicazione e resa incondizionata.

Mi auguro che questa piccola storia ti serva da riflessione e che tu possa godere della lettura com'è stata per me la sua redazione.

Dante García

L'origine

Il mio obiettivo era conoscere l'India. Un paradiso, un sogno completamente differente a tutto ciò che avevo conosciuto fino a quel momento. O meglio un'illusione, avevo visto molte immagini, video e ascoltato molte esperienze su questo magico paese, ma non avevo ancora avuto l'occasione di visitarla e anche perché era un centro mondiale della spiritualità. Avevo studiato alcuni metodi di meditazione e letto libri incredibili. Tutto ciò mi trasportava in un mondo surreale, immaginario, dove il tempo e lo spazio erano infiniti; mete divine mai esplorate dove, secondo me, il viaggio in India era una tappa fondamentale per la mia ricerca interiore. Non si trattava di essere valoroso, di lanciarsi o abbandonare l'idea del viaggio, ma dubitavo dei benefici che avrei ottenuto lanciandomi in un'avventura simile. In quel momento l'obiettivo principale era conoscere me stesso, quello che realmente volevo raggiungere era questa meta utopica, ’la pienezza' anche se, agli occhi degli altri, sostanzialmente, non sarebbe cambiato nulla.

Ciò che volevo, era trasformare le mie responsabilità quotidiane in post-ponibili pur sapendo che avrei dovuto scontrarmi con molti conoscenti che cercavano di dirmi che cosa era giusto o no. Confesso che tutto ciò mi causava confusione giacché le loro idee erano sostanzialmente differenti dalle mie; soprattutto perché le opinioni delle persone più vicine avevano per me molta importanza. Avevo un bel lavoro, la fidanzata perfetta e amici che impreziosivano il mio tempo; tutto era perfetto nella mia vita ma all'improvviso ciò fu minacciato da una scintilla nuova, rivoluzionaria. Sembrava che addirittura l'Universo mi stesse remando contro perché il passaporto che abitualmente tarda una settimana ad arrivare, stava tardando già un paio di mesi a causa di problemi amministrativi.

Era una pazzia che alcuni chiamavano entusiasmo e altri la crisi dei quarant'anni. Non importava molto la definizione, era una sensazione che percorreva tutto il mio corpo e per la prima volta, come per magia avevo la capacità di percepirla e onestamente lasciarmi scappare quest'opportunità che la vita mi stava offrendo, non era la miglior alternativa. Sentivo che essendo questa una cosa nata dal cuore, con sentimento autentico non poteva essere sbagliata.

Solo Dio sa il perché, ma quando giunse il momento di prendere la decisione, le opinioni altrui non avevano più nessun potere su di me, come se fossi stato il padrone di una merce cui solo io potevo dettare il prezzo, anche se sino a quel momento il prezzo era fittizio, perché dovevo ancora terminare la transazione che si trasformò in un nuovo campo di battaglia. Premere il tasto invio per confermare l'acquisto del biglietto aereo fu tutt'altro che semplice; navigando in internet trovai un volo interessante con partenza dopo tre mesi e scalo a Londra. Finalmente avevo dato il calcio d'inizio di una partita sconosciuta, alla fine, di nuovo per ragioni magiche non avevo comprato un biglietto per l'India ma solo fino a Londra e da lì avrei raggiunto l'Oriente via terra, mare o aerea.

I mesi trascorrevano nella mia città natale, continuavo con la mia vita abituale fino a quando, una sera, mentre ero in un pub con amici a discutere dei nostri piani per il futuro un amico mi disse:

— Perché non fai il Cammino di Santiago?

Rimasi sorpreso dalla sua proposta e mi sembrò interessante, anche se non aveva nulla a che vedere con il mio piano e non sapevo niente di questo pellegrinaggio, ne avevo solo sentito parlare; però il fluire con la vita mi sembrava genuino. L'idea di fare un pellegrinaggio mi riempiva di curiosità ed entusiasmo e rispettava il mio proposito. In fin dei conti, per trovare ciò che stavo cercando non era necessario andare in India, sapevo che la risposta alle mie domande non era legata a una meta precisa. Però il Cammino di Santiago era una valida alternativa e il viaggio in India poteva essere rimandato. Comprai un biglietto aereo con destinazione Biarritz, in Francia, una città vicina al classico punto di partenza del pellegrinaggio.

Trascorsi le settimane seguenti cercando informazioni sul significato del Cammino di Santiago. Si trattava di ottocento chilometri di pellegrinaggio da percorrere a piedi, a cavallo o in bicicletta, lungo un cammino millenario con il fine di adorare le reliquie dell'apostolo Santiago il Maggiore, il quale aveva evangelizzato la penisola iberica e i cui resti, secondo la leggenda si trovavano nella città di Santiago di Compostela. Durante il IX secolo iniziarono ad arrivare pellegrini da ogni parte del mondo e i pellegrinaggi in Terra Santa, a Roma e Santiago si convertirono in mete importanti per ottenere le indulgenze che sarebbero state concesse a tutti quelli che avessero portato a termine il Cammino. Solo più tardi, quando avevo scelto 'il Cammino Francese', ossia il classico, mi resi conto che vi erano molteplici percorsi per raggiungere la meta. Volevo percorrerlo a piedi, perché mi sembrava la modalità più consona per fare un lavoro introspettivo e inoltre avevo già dato le dimissioni al lavoro, cosicché avevo un mese intero da dedicare alla mia preparazione fisica e sentirmi pronto ad affrontare il pellegrinaggio. Dato che avevo esperienza di trekking, preparai lo zaino senza dubbi ma con determinazione.

Alcuni giorni prima della partenza, in un seminario fuori città ebbi la fortuna di incontrare Juana, una sorella che m’insegnò poemi d'amore. Juana, nonostante la sua avanzata età, era una persona piena di energia e continuava ad elargire la sua autentica bontà a chiunque ne avesse bisogno. La incontrai per caso, quasi per errore ma tra noi vi era una chimica inspiegabile.

Lei mi insegnò a visualizzare la luce violetta, una luce che cura ogni cosa e ci invita a essere co-creatori con Dio; fu una visualizzazione talmente potente che quella stessa notte addirittura l'acqua calda della vasca da bagno diventò viola. Non vi era assolutamente una spiegazione razionale a ciò che accadde.

— Ah la Fiamma Violetta! Esclamò e continuò dicendo:

— Visualizzala, trova quello in cui credi, se non lo ottieni continua, continua ad andare e mantieni la tua fede, perché con lei non ti perderai mai. Concentrati su quello che cerchi ed elimina dal tuo percorso tutto ciò che non ti serve. Tieni presente che la dualità si manifesta in ogni istante, sii saggio!! … E ricorda che tutto questo è un sogno, vivilo con dedizione e gratitudine.

Mi mise al collo una medaglietta benedettina, che fu benedetta a Roma e poi mi diede la sua benedizione.



Saint-Jean-Pied-De-Port

Saint-Jean-Pied-de-Port è una città dei Pirenei francesi, il punto di partenza tradizionale del Cammino Francese, dove sono arrivato dopo aver visitato Londra in un paio di giorni.

Senza nessuna preoccupazione se non quella di vivere ogni istante, sereno, anche se ero di fronte ad una sfida; non si trattava di un'avventura, né di una prova di forza e tantomeno di dimostrare qualcosa a qualcuno. Avevo già vissuto numerose esperienze simili, ma l'importante ora era il viaggio interiore anche se c'era dell'avventura e mete da raggiungere.

Al mio arrivo conobbi Beatrice, colei che mi aiutò con i preparativi e mi accompagnò sino alla porta d'ingresso del mitico Cammino di Santiago. Il giorno prima dell'inizio mi presentò ad un saggio, Gurutuz, il cuoco della comunità basca che ogni anno, all'inizio di ottobre si riunisce nella piazza principale per onorare la Madre Terra. Gurutuz era un uomo basso, magro, con muscoli ben definiti, spettinato, il viso rugoso e abbronzato dato che lavorava all'aria aperta. Il suo aspetto era trasandato, la camicia con le maniche tirate su, i primi bottoni aperti e i pantaloni larghi; era un uomo retto e deciso. Mi proposi per servire con lui nella cucina improvvisata per la celebrazione. Gurutuz continuava a ripetere:

— Tu non sai niente!

Io, rimanendo in silenzio mi limitavo a eseguire i suoi ordini. Percepivo che mi stava dando più affetto che ordini, le sue parole mi rimandavano alla mia infanzia, m’invitavano a smettere di credere si sapere tutto, ad avere curiosità nei confronti della vita, a non avere aspettative e riscoprire il mondo in maniera innocente, dimenticando quello che era o meglio quello che sembrava essere.

Al termine della giornata di lavoro mi disse che era il proprietario di un ostello a poca distanza dalla partenza del Cammino e che mi avrebbe aspettato per condividere un caffè. Confermò così la prima impressione che ebbi di lui, ossia che fosse una persona buona e generosa, quando, per il suo aspetto poteva sembrare insensibile e solitario.

Lo stesso pomeriggio, Beatrice mi accompagnò a far visita ad una “bruja” brasiliana con la quale ci siamo seduti a meditare su una panchina situata in un parco; si accorse che sino a poco tempo prima portavo un anello e mi disse che per la sua forma rotonda simboleggiava l'eternità, un'alleanza con l'Universo, sottolineando il fatto che era solamente un simbolo, perché l'amore è qualcosa di più forte. Per me, era un argomento particolarmente doloroso dato che io e la mia ragazza, di comune accordo avevamo deciso di terminare la relazione. Più tardi, mi chiese di chiudere gli occhi, iniziò il rito; pose le sue mani sul mio capo e anche se parlava un linguaggio incomprensibile, la lasciai fare perché sentivo di potermi fidare, mi disse che vedeva luce e sarei arrivato a Santiago di Compostela senza problemi. Alla fine mi diede un bacio sulla fronte e una benedizione dicendomi che da quel momento anch’io avrei potuto fare lo stesso con altre persone.

Di quella notte non ricordo i sogni ma solo una sensazione di rilassamento e benessere; il mattino seguente vidi un'alba stupenda e un paesaggio magnifico attraverso la finestra, facendo colazione con un caffè, del pane tostato, burro e marmellata fatta in casa. Più tardi insieme a Beatrice ho raggiunto l'ufficio del Pellegrino, dove una signora molto indaffarata mi consegnò la credenziale affinché potessi timbrarla negli ostelli lungo il Cammino. Il suo assistente Jean-Pierre, un ragazzo sorridente, di bell'aspetto mi regalò la conchiglia che rappresenta il certificato tradizionale per aver raggiunto la costa gallese. Mi raccontò che suonava il piano nella chiesa di Bayona e che con la sua musica accompagnava i defunti all'eternità.

Ero pronto a partire; quel giorno era il compleanno di Beatrice e decisi di regalarle una torta. Dopo aver attraversato il ponte della strada principale, lei mise nel mio zaino una pietra simbolica insieme ad un foglio con su scritta una preghiera che io avrei portato fino alla tomba dell'apostolo Santiago. E' così che ci siamo salutati alla 'Porte d'Espagne'.

La vera ricchezza

Come ogni inizio di un nuovo ciclo della vita, la salita attraverso i Pirenei fu molto eccitante, avevo la curiosità di scoprire nuovi posti e sapere perché così tanti pellegrini volevano compiere questo viaggio. Quando arrivai alla prima cima, vi trovai la locanda di Gurutuz, dove lui stava attendendo i suoi ospiti, servendogli del caffè solubile per colazione. Nel momento in cui mi vide, abbandonò ciò che stava facendo, preparò un caffè espresso e si sedette con me, facendomi sentire un privilegiato; mi raccontò di come avesse scelto quel luogo per costruire un rifugio per lui e la sua famiglia e inoltre offrire ospitalità ai pellegrini.

Quando tornai sul cammino, mi ricordai ciò che mi aveva consigliato Juana, ossia eliminare tutto ciò che occupava la mia mente distraendomi dal Cammino. I titoli di studio e i miei risultati non erano per me motivo di orgoglio, bensì degli strumenti aggiuntivi. Mi ero reso conto di essermi posto un'etichetta e che quel ruolo mi era d'intralcio per realizzare alcuni dei miei sogni. Mi ero portato un ebook per la lettura durante il ritiro e mancava poco per terminarlo. Anche se non occupava spazio nel mio zaino,decisi di rimandare, perchè non mi sembrava necessario per connettermi con il divino. Sentivo che ciò di cui avevo bisogno era sprofondare nella mia storia. Dato che questa non era una tipica vacanza, né un'avventura, bensì un incontro con il mio essere superiore, l'unica cosa di cui avevo bisogno era la mia totale presenza. Ricordavo le parole del maestro quando spiegava ai suoi discepoli: “Quando mangio, mangio; quando dormo, dormo e per quel motivo decisi di rimandare la lettura al futuro. Scorsi sul ciglio della strada un contenitore per donare le cose e lo utilizzai per liberarmi dei chili superflui del mio zaino e così permettere alla gente bisognosa di servirsi. Mi ricordai inoltre le parole di Beatrice che diceva di non caricare sulle spalle un peso maggiore al dieci per cento del proprio peso.


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